Ho tradotto un'app per i videogiochi
Ho partecipato per la prima volta alla traduzione in italiano di un'app pubblica.
Da qualche giorno ho iniziato a contribuire alla traduzione di Cocoon, un front end per videogiochi, e devo dire che è stata un’esperienza molto più interessante di quanto pensassi all’inizio.
Per chi non lo conosce, Cocoon è un’interfaccia pensata per chi vuole gestire la propria libreria e avviare i giochi in modo comodo, senza troppi fronzoli. Un po’ quel tipo di software che usi tutti i giorni senza pensarci, il che lo rende ancora più importante avere una traduzione che suoni bene in italiano, perché una stringa goffa o fuori contesto salta all’occhio ogni volta.
Mi sono occupato di circa il 60% della traduzione complessiva, più la revisione di tutto il file. È un lavoro che sembra semplice ma non lo è per niente: ci sono termini tecnici da trattare con cura, contesto da ricostruire perché le stringhe arrivano spesso senza, e decisioni da prendere su come italianizzare certi concetti che in inglese sono immediati ma in italiano rischiano di diventare pesanti o, peggio, incomprensibili.

Qualche numerino
La cosa che mi ha sorpreso di più è quanto conta la coerenza dei termini. Un’interfaccia non è un romanzo: le parole devono mantenere una consistenza ed essere sempre riconoscibili. Se traduco un termine tecnico in italiano, devo mantenere la stessa traduzione ovunque nell’interfaccia. Va creato un glossario e rispettato.
La release con il supporto all’italiano è prevista tra poche settimane, e onestamente non vedo l’ora. Non perché voglia rivendicare qualcosa, ma perché sono curioso di sapere se il lavoro si sente, se qualcuno aprirà l’app e penserà “questa traduzione è scritta bene” senza nemmeno sapere che c’è stata una persona dietro.
Sono molto fiero di quello che ho fatto. Non è il progetto più visibile del mondo, ma è mio, e questo basta :) (づ ◕‿◕ )づ
